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Fare rumore per proteggere la propria privacy online

31 marzo 2016/cose di internet
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Per far perdere le vostre tracce in Rete, fate rumore. Più semplice che installare sistemi di anonimizzazione, l’offuscamento è una tecnica sviluppata da ricercatori e attivisti che, in questi tempi di sorveglianza generalizzata, può tornare utile. L’idea è di proteggersi dalla sorveglianza generando informazioni superflue, inutili, ambigue o inesatte che rendono la targettizzazione poco precisa e inefficace.fog

Rue 89 ne ha parlato con Vincent Toubiana che si occupa di un programma che si chiama TrackMeNot (cioè “non mi tracciare”) caso di scuola in materia di offuscamento, sviluppato da due ricercatori statunitensi, Daniel C. Howe et Helen Nissenbaum, nel 2006. All’epoca AOL aveva pubblicato online, per errore, i dati relativi alle ricerche di più di 650.000 dei suoi utilizzatori, rivelando non solo l’ampiezza dei suoi archivi, ma anche fino a che punto le ricerche effettuate ci parlano di chi le effettua.

Un esempio? Questo documentario ha, come colonna sonora, le ricerche dell’utente che AOL ha registrato come numero 711391  e ci raccontano delle sue insicurezze e delle sue storie d’amore.

TrackMeNot

Il principio di TrackMeNot è semplice ed efficace: una volta installato nel vostro browser (Firefox e Chrome al momento) il programma genera automaticamente delle ricerche sul motore di ricerca che volete (Yahoo, Goole, Bing), nascondendo le vostre vere ricerche in un mare di ricerche non pertinenti. L’estensione è completamente personalizzabile permettendovi, per esempio, di escludere alcune parole chiave dalle ricerche generate automaticamente.

Mentire a fin di bene

La sorveglianza funziona, spiega Vincent Toubiana, perché siamo noi stessi a fornire informazioni esatte.

«Non mento molto, in generale. Ma perché non mentiamo più spesso ai motori di ricerca?

Certo, li usiamo per ottenere informazioni precise e perdiamo tempo a dare loro false informazioni. Ma se possiamo automatizzare il processo, non ha praticamente più alcun costo per l’utente»

Oggi TrackMeNot è usata da 28.000 persone su Firefox e 11.000 su Chrome.

Aujourd’hui, TrackMeNot est utilisé par 28 000 utilisateurs sur Firefox et 11 000 sur Chrome.

L’arma dei deboli

Helen Nissenbaum, professoressa all’università di New York e una dei creatori del progetto, ha recentemente pubblicato con Finn Brunton un libro sull’offuscamento, a metà tra l’arringa e il manuale d’uso. Per Nissenbaum e Brunton l’offuscamento è l’arma dei deboli, perché sconnettersi è un’opzione sempre meno realistica, riservata ai più potenti o ai più radicali. La maggior parte delle persone non vogliono privarsi di tutte le interazioni online, ma vogliono avere più controllo sull’uso dei propri dati ed essere meno tracciate.

Un’arma vecchia come il mondo

Nel libro Nissenbaum e Brunton tracciano una storia dell’offuscamento, tattica vecchia quanto la dominazione. Alcuni esempi riportati nel libro:

Spartacus: nel film di Kubrick i Romani vanno a cercare Spartaco, ma ignorano chi sia. Perciò ogni schiavi si alza e dichiara «Spartaco sono io».

La carta argentata per confondere i radar usata da alcuni aerei durante la Seconda Guerra mondiale.

Più recentemente e più divertente: gli attivisti di Improv Everywhere si sono recati in un supermercato Best Buy vestiti come i commessi del negozio seminando una confusione totale.

Secondo Vincent Toubiana, l’offuscamento è una tattica più generosa perché protegge potenzialmente tutti, a differenza delle tecniche di anonimizzazione.

«L’anonimizzazione protegge solo chi la usa. Invece, se sai che il 5% dei tuoi utilizzatori si servono di TrackMeNot, senza sapere chi, siete obbligati a supporre che tutti coloro che cercate di profilare stanno potenzialmente mascherando le loro azioni. Con questa probabilità non nulla, non potete affermare con certezza che quella persona ha compiuto quell’azione. Protegge tutti.»

E per farlo basta un piccolo rumore nei dati, mentire un po’, introdurre degli intervalli tra sé e il mondo, intervalli di imprecisione e di mistero.

Photo credit: mysza831 via Foter.com / CC BY

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