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Un abbraccio a #Sanremo2015

12 febbraio 2015/cose di lavoro
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Caro Alessandro Loppi, ho letto il tweet che hai scritto ieri con l’account di Sanremo, l’ho commentato e ho letto il tuo tentativo di giustificazione e vorrei dirti cosa non mi torna nel tuo discorso.

Dici che per due sere hai lavorato a molte ore di diretta con oltre 1.400 lanci su cinque canali ufficiali. Il tweet incriminato (che non posso linkare perché hai cancellato) è il frutto di un momento di distrazione, dici.

Una cosa che capita, dopo così tante ore di lavoro, dici. Per carità, sapessi gli errori che faccio io, dovendo lavorare costantemente su almeno 3-4 diversi progetti perché con uno da solo non riesco a mantenermi. Succede che, dopo tante ore di lavoro, l’attenzione si affievolisca e si commettono errori. E noi, col nostro lavoro, per fortuna non ci troviamo su un’impalcatura e non maneggiamo macchinari pericolosi, quindi tutto sommato siamo fortunati.

Succede di fare errori, dici. E io sono più che d’accordo. Ma allora, perché non assumersene la responsabilità e basta? Perché non limitarsi a scusarsi, anche spiegando la dinamica se ti va di far conoscere i retroscena?

Perché prendersela con «chi voleva un pretesto per sparare sciocchezze»? Perché puntare il dito altrove?

Perché in questo Paese c’è sempre il bisogno di trovare un colpevole altrove per non doversi mai assumere la responsabilità di niente?

E se proprio vogliamo trovare un responsabile, non sarà chi chiede a una persona sola di gestire 5 account per molte ore, tra diretta e pre e post evento? Perché davvero la Rai per uno dei suoi eventi di punta mette in mano la comunicazione online a una sola persona per così tante ore?

Comments (1)

  • Alessandro Loppi / 16 febbraio 2015 /

    Ciao Claudia.
    Lasciamo perdere:

    · i toni

    · quel “caro Alessandro” (poteva scrivere “carino”, come avrebbe detto la Duchessa Vago per disprezzare la plebe)

    · il fatto che Claudia Vago sia ben visibile – e quindi oggettivamente avvantaggiata nel caso di una polemica – dalla “corazzata” dell’Huffington Post (di contrappasso, che dovrei fare? Chiedere spazio al sito della Rai?)

    · il fatto che NON mi abbia scritto prima una mail in privato per approfondire alcuni aspetti (per correttezza umana, direi)

    · il ridondare di quei “dici”, che di fatto mettono in dubbio la mia parola

    Lasciamo perdere tutto questo. Claudia Vago commette qualche eRore e sembra NON conoscere l’argomento; oppure, nella fretta, si è dimenticata di conoscerlo. Come? Semplice. Abbiate pazienza, e vedrete.

    Primo punto: nel mio post originario, rimandavo al link di un articolo apparentemente scorretto nei confronti di Carlo Conti e del Festival di Sanremo. La notizia per un opinionista (se notizia ci fosse stata) sarebbe potuta essere un’altra: “Notate come il quotidiano XY abbia sparato nel mucchio, mentre invece il motivo è più banale”.

    Io potevo stare zitto e far sì che la melma restasse sulle spalle del Festival di Sanremo. Ora: dato che conosco chi si fa il mazzo, e quanto me ne faccio io, non riuscivo (e non riesco) a sopportare che un mio tweet sbagliato potesse infangare l’immagine della professionalità di un’intera organizzazione. La cosa divertente è che Claudia Vago non cita mai l’articolo da me riportato, anzi sembra che non se ne sia accorta! Cosa costava a Claudia Vago cliccare sul link esplicitamente collocato nel mio post? Avrebbe scoperto che il tono del mio post era generato da quell’articolo.

    Secondo Punto: da quel non citare la mia citazione, Claudia Vago arriva facilmente alla retorica maternalistica. Leggete qui: Perché in questo Paese c’è sempre il bisogno di trovare un colpevole altrove per non doversi mai assumere la responsabilità di niente? Claudia Vago, non ho scaricato la mia colpa su nessuno. Bastava leggere.

    Terzo punto: con tecnica del framing a go-go, Claudia Vago definisce “tentativo di giustificazione” il mio post che raccontava l’accaduto. Attenzione: tentativo. Poi: giustificazione. Due definizioni false e tendenziose in una sola riga.

    Quarto punto: Claudia Vago implicitamente critica l’aver cancellato il tweet. L’ho cancellato perché se io calpesto una merda, mi pulisco i piedi; se la merda fosse finita sotto le scarpe di tutti i miei colleghi, sarebbe stato molto peggio. Inoltre, come ben si sa, se sbagli un tweet e lo cancelli anche subito, è comunque facilissimo stamparlo o ritrovarlo.

    Quinto punto: Claudia Vago attacca la Rai per interposta persona, usando addirittura il mio nome e cognome dallo scranno di Huffington Post, chiedendosi come mai un solo social manager possa seguire un festival di quella portata, postando/twittando su 5 account contemporaneamente. Il problema è la Rai o il mio errore? Quante cose abbiamo sul piatto di Claudia Vago?

    Sesto punto E poi, esistono strumenti nel web che consentono di gestire un numero pressoché illimitato di social. Una sola persona potrebbe seguire più account. Lo sappiamo noi addetti ai lavori, cui Claudia Vago è annoverata. Parlarne fuori dal nostro contesto, significa solo costruire una ragione che non ha una base corretta. O spieghi accuratamente come si possa fare, o non usi impropriamente questa apparente follia di saper usare numerosi social contemporaneamente.

    Settimo punto, gravissimo: un sindacalista magari non addentro alle meccaniche illustrate nel sesto punto, legge il post di Claudia Vago; decide allora di andare dall’Ufficio Personale della Rai e pretende spiegazioni sul perché una sola persona lavori ai social; l’Ufficio Personale della Rai – che a sua volta può non conoscere l’intero contesto – si spaventa e riprende il mio dirigente, che a sua volta mi toglie dal mio ruolo e al minimo mi demansiona, al massimo mi sospende per quattro giorni. Claudia Vago, vedo che sei di sinistra, o pretendi di esserlo: per colpire un gigante che neanche scalfirai, colpisci un dipendente peraltro corretto perché ammette un errore?

    Ottavo punto: Claudia Vago lamenta una certa asetticità del mio live twitting (pensando addirittura che qualcuno me l’abbia ordinato). Gioco scorretto in partenza, mi vien da pensare. Secondo Claudia Vago, durante un Festival avrei dovuto commentare le performance dei cantanti in gara? Ripeto: in gara? Io mi sono lasciato andare con gli ospiti. Ma con i cantanti, no! E se Claudia Vago fosse la persona che sembra essere, doveva saperlo e quindi evitare di aggiungere legna al fuoco.

    Nono punto: dal suo account Facebook personale, Claudia Vago scrive che il giorno dopo l’incidente mi sarei arrampicato sugli specchi dal mio account Twitter privato (persino retwittando numerosi tweet a mio favore; ma dài). Ora: non solo non è vero; ma ha approfittato del fatto che pochi dei suoi lettori andranno a controllare la mia timeline. Andate a verificare la mia timeline e non troverete specchio alcuno, figuriamoci delle arrampicate.

    Decimo punto: nel suo articolo, Claudia Vago scrive che io cerco un colpevole senza assumermi le mie responsabilità. Dico: ma i suoi lettori l’hanno letta? Ricapitolando: senza che nessuno gliel’abbia richiesto, Alessandro Loppi dice “ragazzi, quella cazzata di ieri è opera mia”… e cosa fa Claudia Vago? Prende il mio post – dove ammetto l’errore – e dice che non mi sono assunto la responsabilità dell’errore!?! “Cara” Claudia, ma ce ffai o cce sei? Almeno: hai controllato cos’hai scritto, sì o no? Ma chi ti legge e segue, perché non se ne accorge? Perché non ti fa notare questa specifica contraddizione? Possibile che tu debba usare simili mezzucci retorici? Non mi sembri la tipa.

    Insulto finale, a corollario di tutto questo ambaradam, dal suo account Facebook personale Claudia Vago scrive: “Io volevo dirvi che però con soggetti così perdo le speranze che il mondo possa migliorare”. E questi sono i metodi che usa Claudia Vago senza conoscere la storia personale di chi aggredisce? Ma Claudia Vago è sicura di sapere la mia storia umana e professionale?

    Il tutto per un tweet sbagliato e ammesso.

    La prossima volta, me ne resto a casa a sentire Keith Jarrett.

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