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Come la proprietà intellettuale ha trasformato i Giochi Olimpici in un incubo cyberpunk

30 luglio 2012/storie
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Questo post è stato originariamente pubblicato da Calimaq in francese ed è stato tradotto in italiano grazie alla collaborazione di @sasssolina, @piccolakate, @CAnaclerio e altri che non hanno lasciato il proprio nome.

A un primo sguardo sono pochi i rapporti tra i Giochi olimpici di Londra e gli universi distopici del cyberpunk così come sono stati immaginati a partire dagli anni ’80 nei romanzi di William Gibson o di Bruce Sterling, a partire dalle prime intuizioni di Philip K. Dick o di John Brunner.

Riflettendo meglio, è però evidente che il doping – il cui fantasma aleggia su questi Giochi 2012 – è già un elemento che fa pensare al cyberpunk, dove gli esseri umani cercano di migliorarsi artificialmente facendo ricorso agli impianti bionici a assumendo sostanze chimiche.

Ma è piuttosto attraverso la gestione dei diritti di proprietà intellettuale dal Comitato Olimpico Internazionale che l’analogia con il Cyberpunk sembra più pertinente e dalla misura che svela lo spaventoso arsenale messo in atto per proteggere i copyrights e i marchi legati a questi giochi olimpici, si comincia ad intravedere fino a dove si potrebbero determinare gli abusi più gravi di proprietà intellettuale.

Una delle caratteristiche meno conosciute dell’universo cyberpunk è in effetti il posto che prendono le grandi corporazioni private nella vita degli individui. Wikipedia spiega anche questo tratto particolare:

Multinazionali divenute più potenti degli Stati, hanno le proprie leggi, possiedono dei territori e controllano la vita dei loro impiegati dalla nascita alla morte. I loro dirigenti sono molto spesso denudati/privati di tutti i sensi morali. La competizione per innalzarsi nella gerarchia è un gioco mortale. I personaggi dei romani cyberpunk sono insignificanti comparati al potere quasi divino che possiedono le mega corporazioni: essi si trovano ad affrontare dei granelli di sabbia negli ingranaggi.

Nell’universo cyberpunk, le aziende più potenti hanno finito per assorbire certe prerogative che nel nostro mondo sono ancora appannaggio degli Stati, come il mantenimento dell’ordine per mezzo della Polizia o delle forze armate. Le corporazioni cyberpunk controllano dei territori e gli impiegati che lavorano per loro diventano una sorta di equivalente dei “cittadini” di queste “firme”, i cui diritti sono legati al fatto di appartenere a una società potente o meno.

Per i Giochi Olimpici di Londra il Comitato Olimpico Internazionale è riuscito a farsi trasferire certi diritti dallo Stato inglese, ma i romanzieri dell’onda cyberpunk non avevano previsto che attraverso la proprietà intellettuale che si sarebbero realizzati questi trasferimenti di potenza pubblica.

Oppositori ai Giochi che modificano il logo ufficiale dell'avvenimento. Vedrete che non è una cosa senza rischi sul piano giuridico...

Per difendere i suoi marchi e i suoi diritti d’autore, ma anche per garantire reali esclusive ai suoi generosi sponsor come Coca-Cola, Mac-Donald’s, Adidas, BP Oil o Samsung, il Comitato Olimpico Internazionale ha ottenuto dal Parlamento inglese nel 2006 l’approvazione di un Olympics Game Act che gli conferisce poteri esorbitanti. L’Olympics Delivery Authority ha a disposizione un’armata di 280 agenti per far applicare il regolamento in materia di commercio intorno ai 28 siti dove si svolgono le prove e il LOCOG (London Organizing Committee) dispone di una squadra di protezione dei marchi che percorrerà su e giù le strade di Londra con berretti viola per assicurare il rispetto dell’Olympics Brand Policy. Avranno il potere di entrare nei negozi ma anche nei “locali privati”, e di applicare la giustiia attraverso procedure d’eccezione accelerate per far applicare multe che vanno fino alle 31.000 sterline.

L’Olympics Game Act mette in atto una vera politica del linguaggio (controllo sulle parole), che va a pesare con tutto il suo peso sulla libertà di espressione nel corso della durata dei giochi. E’ per esempio vietato usare in una stessa frase due delle parole “giochi”, “2012”, “duemila dodici”, “oro”, “bronzo” o “medaglia”. Non c’è modo neanche di utilizzare, modificare, deviare, connotare o creare un neologismo a partire dai termini appartenenti al campo lessicale dei Giochi. Molte attività commerciali come l’Olympic Kebab, l’Olympic Bar o il London Olympus Hotel hanno dovuto cambiare nome minacciati di multa.

L’uso dei simboli dei giochi, come gli anelli olimpici, è strettamente regolamentato. Un panettiere è stato obbligato a togliere dalla vetrina i pani che aveva realizzato a forma di anelli olimpici; un fiorista ha subito la stessa disavventura per dei mazzolini che riprendevano questo simbolo, e una nonna è stata indagata perché aveva realizzato un golfino per una bambola con i colori olimpici, destinato a una vendita per beneficenza!

Allo stesso modo questa regola si applica rigorosamente ai media, che devono avere acquistato i diritti per poter utilizzare i simboli e i termini legati ai Giochi. Se non si versa quest’obolo, la catena (di giornali?) BFM ha dovuto limitarsi a parlare di “giochi d’estate”, non potendo parlare di “olimpici”. Tuttavia una deroga legale esiste in nome del diritto all’informazione affinché i giornalisti possano rendere conto di questi avvenimenti pubblici. Ma l’applicazione di questa eccezione è delicata da maneggiare e la rivista The Spectator è stata indagata per aver tolto gli anelli olimpici da una copertina per mostrare i rischi di censura derivanti da un simile uso dei diritti sui marchi. Questo orrendo articolo indica da parte sua che numerose aziende inglesi preferiscono autocensurarsi preventivamente e parlare di “O-word” piuttosto che arrischiarsi a utilizzare il termine “olimpico“. Non siamo molto lontani dal Lord Voldemort di Harry Potter, colui-del-quale-non-si-deve-pronunciare-il-nome!

Manifesti che protestano contro le restrizioni imposte dal CIO al fondamento del diritto delle marche.

Lo slittamento verso la censura, il Comitato Olimpico Internazione l’ha già senza dubbio iniziato. Il blog inglese Free Speech denuncia che gli accounts Twitter di attivisti protestanti contro la tenuta dei giochi a Londra sono stati sospesi in seguito alle domande indirizzate a Twiter, perché contenevano nel loro nome i termini JO 2012 (Giochi Olimpici 2012). Dei mezzi eccezionali di polizia sono anche stati messi all’opera per disperdere le manifestazioni e pattugliare più di 90 zone di esclusione. Peggio ancora, non è permesso fare un link verso il sito dei Giochi Olimpici 2012 a meno che non si dicano cose positive! Anche Barak Obama e Mitt Romney sono stati colpiti dalla politica del linguaggio del CIO, che ha richiesto di rimuovere dei video della campagna elettorale facenti allusioni ai Giochi Olimpici per violazione del copyright…

Per gli spettatori che andranno negli stadi il controllo sarà ancora più drastico e saranno legati da clausole contrattuali estremamente precise, dettagliate sui biglietti d’ingresso. Queste misure impediscono per esempio di diffondere video o foto sui social network allo scopo di proteggere le esclusive concesse ai media e, di nuovo, delle cellule di sorveglianza sono state predisposte per spiare siti come Twitter, Facebook, Youtube o Instagram.

Niente foto, siamo inglesi!

Le regole dei giochi detteranno agli spettatori persino quello che devono mangiare. Impossibile, per esempio, scampare alle patatine di Mac Donald’s nei luoghi in cui si svolgeranno le prove, poiché quest’ultimo ha ottenuto l’esclusività su questo piatto, tranne come accompagnamento del tradizionale fish’n chips per il quale è stata fatta un’eccezione! La proprietà intellettuale detterà anche il modo di vestirsi, poiché le autorità olimpiche hanno indicato che potranno tollerare che gli spettatori indossino delle Nike anche se Adidas è lo sponsor ufficiale, ma non che indossimo delle t-shirt Pepsi, poiché è Coca Cola che ha pagato per essere messa in cartellone! Non si possono nemmeno portare router 3G o wifi, pena la confisca: British Telecom a strappato un’esclusiva sull’accesso wifi e gli spettatori dovranno pagare (ma unicamente con carta Visa, sponsor oblige!).

Si potrebbe ancora moltiplicare questo genere di esempi degni di Kafka, ma la dimostrazione mi sembra sufficientemente eloquente. Questi Giochi di Londra ci fanno pienamente entrare nell’era cyberpunk. Un formidabile trasferimento di potenza pubblica verso delle marche private è stato realizzato, utilizzando come leva dei diritti di proprietà intellettuale. Si misura allora tutta la forza dei “diritti esclusivi” legati ai marchi e ai copyright, da quando sono esercitati anche in maniera sfrenata, in un ambiente saturo di segni e di loghi. Il Tumblr OpenOlymPICS documenta il modo in cui la città di Londra si è trasformata con l’avvenimento e come i luoghi si sono coperti di allusioni ai Giochi Olimpici: questi sono tutti “marchi” che danno potere al CIO sullo spazio.

Questa proprietà privata finisce per “privare” i cittadini delle loro libertà pubbliche per sottometerle alla legge delle multinazionali. Grazie a questi diritti sono i beni pubblici essenziali come le parole del linguaggio, l’informazione, lo spazio urbano, i trasporti pubblici, la gastronomia, i codici di abbigliamento che sono “privatizzati”.

La molla che mi ha fatto pensare di più all’universo cyberpunk , l’ho avuta quando abbiamo saputo che un atleta aveva deciso di affittare la propria spalla per fare della pubblicità selvaggia per delle marche che non avevano versato alcun diritto al CIO, tramite un tatuaggio. Questo corridore ha messo il proprio braccio all’asta su eBay e si è anche offerto ad una agenzia di pubblicità per 11.100 dollari. Siamo davvero alla sottomissione di un individuo ad una corporation e questa passa, come accade nei romanzi cyberpunk, attraverso delle modifiche corporali che iscrivono questo vassallaggio nella carne!

Tatuaggio cyberpunk, ma l'atleta con la marca di un'azienda sul braccio non è ancor più rappresentativa di questa corrente di fantascienza?

Queste derive sono estremamente gravi e disegnano senza dubbio i contorni di un futuro nero per le nostre società. Nel corso della lotta contro Acta, Sopa o Pipa, uno dei punti che ha attirato le maggiori critiche da parte dei collettivi di lotta per la difesa delle libertà era il fatto che questi testi trasferivano a operatori privati (Fai o titolari di diritti) dei poteri di polizia per fare applicare i diritti di proprietà intellettuale. E’ esattamente ciò che La Quadrature du Net aveva per esempio rinfacciato al trattato Acta, nel video Robocopyright Acta, che d’altro canto deviava il significato di uno dei film emblematici della cultura cyberpunk.

Ciò che il Cio ha ottenuto dal governo britannico supera largamente tutto ciò che figurava in Acta o Sopa in termini di delega del potere pubblico. Non riesco ancora a crederci , ma in questo articolo, apprendiamo che anche il Ministro della Difesa britannico prevedeva, su richiesta delle autorità olimpiche, di installare delle batterie di missili sui tetti di condominii per proteggere i siti olimpici da eventuali attacchi terroristici. Se non è questo cyberpunk!

Olympics 2012 London Missile Protest. Par OpenDemocraty. CC-BY-SA. Source : Flickr

In un articolo pubblicato da Le Monde, Patrick Clastre, uno storico specializzato nella storia dei Giochi Olimpici, sottolinea che il grado di controllo di questa edizione dei Giochi di Londra sia il più alto riscontrato fino ad ora, molto superiore a quello dei Giochi di Pechino del 2008. E aggiunge che, per imporre questo tipo di regole, il Comitato Olimpico ha bisogno “della dittatura di un paese ultraliberale”.

Questa frase è agghiacciante.

Immaginate per un attimo che un partito politico abbia la possibilità di controllare i media, di operare una censura, di possedere un corpo di polizia privato, di far chiudere attività commerciali, di imporre alla popolazione regole su come mangiare e come vestirsi, ecc. Non protesteremmo forse, e a ragione, contro la deriva fascista? Crediamo davvero che il livello di censura e di controllo messo in atto in questo momento a Londra sia molto diverso da quello esercitato sulle popolazioni arabe prima delle loro rivoluzioni?

Dobbiamo ricorrere a pesi e misure diversi soltanto perché si tratta di aziende e di loghi, invece che di un partito? A questo proposito, intravedo un certo parallelismo tra questi Giochi di Londra 2012 e i funesti Giochi di Berlino del 1936. Magari verrò accusato di segnare un punto Godwin, ma dal punto di vista dell’attentato alla libertà pubblica, crediamo davvero di essere così lontani da quello che accadeva in Germania tra le due guerre?

Settimana scorsa Jérémie Nestel del collettivo Libre Accès ha scritto un post estremamente duro intitolato “La scomparsa dei beni comuni cognitivi annuncia una società totalitaria“. Ero complessivamente d’accordo con la sua tesi, anche se trovavo l’uso del termine “totalitario” discutibile. Ma quest’articolo include i passaggi seguenti che fanno direttamente eco alle scivolate giuridiche dei Giochi Olimpici:

La volontà delle multinazionali di privatizzare i beni comuni cognitivi è un attacco alla sfera pubblica. La sfera pubblica, finora definita come uno spazio aperto accessibile a tutti, all’interno del quale si può circolare liberamente, può estendersi agli spazi cognitivi. […]
Impedire la trasformazione di un’opera e creare artificialmente una frontiera in seno «agli spazi comun della conoscenza» è un atto proprio di una società totalitaria.

Le regole applicate dal Comitato Olimpico per proteggere i suoi diritti di proprietà intellettuale sono un grave attentato alla sfera pubblica e di conseguenza sfociano nella distruzione dei beni comuni più essenziali. Come spiega molto bene Hannah Arendt, il totalitarismo agisce distruggendo la distinzione tra sfera pubblica e sfera privata. Nel caso dei fascismi tra le due guerre o dello stalinismo, è la sfera pubblica che è uscita dai suoi confini fino ad inghiottire e a divorare completamente la sfera privata.

Le derive della proprietà intellettuale che incontriamo in questi Giochi Olimpici funzionano in senso contrario. Questa volta è la sfera privata che sommerge lo spazio pubblico e lo distrugge per sottometterlo alla sua logica esclusiva. L’effetto disastroso sulle libertà individuali è sensibilmente identico ed è esattamente questo processo di corruzione che avevano anticipato gli autori del Cyberpunk con le loro multinazionali sovrane.

Tranne per il fatto che non avevano immaginato che sarebbe stata la proprietà intellettuale la causa dell’avvento di questo incubo.

Non si creda che la Francia si trovi al riparo da queste derive. E’ già tutto scritto in filigrana nelle nostre leggi. Il Codice dello Sport prevede già che le fotografie scattate durante una competizione siano automaticamente di proprietà delle federazioni sportive, una porta aperta all’appropriazione del reale. Così, terminato il Tour de France, dietro richiesta della società organizzatrice del Tour, dei video amatoriali sono stati ritirati da Youtube, con l’accordo del CSA, che lo stabilisce in virtù di un’altra legge sul potere di diffondere questo tipo di immagini e a quali condizioni. Le competenze di questa autorità vanno ben oltre l’ambito e le manifestazioni sportive, fino a coprire “gli avvenimenti di ogni natura che presentino un interesse per il pubblico“…

Reagiamo prima che sia troppo tardi e rifiutiamo queste mostruosità giuridiche!

PS Una cosa che comunque mi fa ridere è che evidentemente il CIO ha qualche problema con il logo dei Giochi Olimpici di Londra 2012 che un artista ha accusato essere stato plagiato a partire da una delle sue opere.

Comments (3)

  • fausto / 4 agosto 2012 /

    Un delirio. In effetti ho anche io l’impressione che viviamo in un regime totalitario; la cosa che ho sempre notato è la pressione della propaganda. Ma devo dire che forse quella (operata dai nostri scassati tg) è roba da dilettanti confronto a questo livello di controllo. Sono matti.

  • requestcracks / 9 maggio 2016 /

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